MUSEO D’ARTE DELLE GENERAZIONI
ITALIANE DEL ‘900 "G. BARGELLINI"

Via Rusticana 1 - Pieve di Cento (Bologna)

con il patrocinio della

REGIONE EMILIA-ROMAGNA

per il centenario della nascita di
Cesare Zavattini 1902-2002

PRESENTA:

CESARE ZAVATTINI E LA PITTURA

20 Aprile - 23 Maggio 2002

Inaugurazione Sabato 20 aprile ore 17,30

Orario continuato 10,00 – 18,00 (chiuso il lunedì)

Ingresso: € 4,00 (interi) - € 3,00 (ridotti)

 

Zavattini pittore

Cesare Zavattini (Luzzara 1902-Roma 1989) ha avuto un lungo e proficuo rapporto con la pittura, sia come autore di dipinti, sia come amico di pittori e come collezionista della storica ed originale Collezione 8x10, avviata nel 1941.

Nella ricorrenza del centenario della sua nascita il Museo d’arte delle Generazioni italiane del ’900 "G. Bargellini", in collaborazione con la Edizioni Bora di Bologna (a cui va la cura dei due cataloghi realizzati per l’occasione), vuole celebrare l’importante ricorrenza con una mostra che documenti il rapporto con la pittura del cineasta, scrittore, giornalista e conferenziere, con la mostra itinerante intitolata per l’appunto Cesare Zavattini e la pittura (a cura di Edoardo Brandani). Articolata nelle due sezioni Zavattini Pittore e Zavattini Collezionista, la mostra dà conto di queste due sue peculiari attività in una stimolante "convivenza" espositiva.

Saranno pertanto esposte un’attenta scelta di 50 sue opere pittoriche, perlopiù inedite, unitamente ad oltre 250 opere della storica Collezione Minima, nel microformato 8x10 cm., che Zavattini, innovativo collezionista di pittura, aveva raccolto arrivando ad oltre 2000 pezzi. La maggior parte delle opere "8x10" proviene dalle Collezioni Permanenti del Museo di Pieve di Cento, a cui si aggiungono diversi prestiti di altri collezionisti.

"Della multiforme personalità creativa di Cesare Zavattini – scrive in catalogo Nicola Micieli – il versante della pittura, probabilmente, è tra i più insidiosi da esplorare. Lo è per un intreccio di motivi che non attengono in senso stretto alla lettura dell’opera pittorica e grafica, da farsi con doverosa attenzione al suo statuto linguistico e formale e nella prospettiva della sua confacente collocazione storica. Il ragionamento sulla pittura, difatti, nel suo caso non può procedere se non per continui rimandi, dunque per slittamenti di senso e diversioni di percorso, al Zavattini che tutti conoscono: l’uomo di cinema, di libri, di giornali...".

Cesare Zavattini comincia a dipingere occasionalmente nel 1938, da autodidatta e in sordina: "Alla mattina non sapevo che il bianco col rosso dà il rosa; quel pomeriggio del ’39 il caso mi diede un pennello in mano: deve essere stato il mio angelo custode al solo scopo di trattenermi gentilmente nel mondo che allora consideravo quasi perduto; là dove alcuni sensi stavano morendo me ne accese dei nuovi". Nel 1943 vince il Premio della Galleria del Cavallino Scrittori che dipingono (prevalendo su Montale, Ungaretti, Moravia, Gatto e Buzzati) avviando così una lunga stagione espositiva siglata da numerose mostre in Italia e all’estero.

Nella pittura aveva trovato, come scrive Di Genova in catalogo "la scorciatoia per far riemergere il tratto caratteristico del suo essere, cioè il bambino che era rimasto a covare dentro di sé, in altri termini quella innata sua capacità di guardare il mondo con occhi nuovi ed al contempo avidi di scoperte, ovvero con uno sguardo inusitato, nel senso del non convenzionale, che appunto permette ai bambini di cogliere connessioni, somiglianze, aspetti, retroscena che gli adulti non riescono a vedere. …Zavattini ha compreso sin dall’inizio l’importanza sia magica che ludica del dipingere. E finché ha potuto farlo, l’ha fatto".

Zavattini pittore, dunque, vero pittore, anche se aveva l’aria di non prendersi troppo sul serio, in questa veste, e si compiaceva di lasciarlo intendere "insinuando un’ingenuità contraddetta da mille indizi, abilmente dissimulati, d’una cultura anche visiva che non conosceva frontiere. Lo ha fatto in mezzo secolo di consuetudine ininterrotta – pur se diseguale quanto ad assiduità nelle diverse stagioni della sua esistenza davvero intensa e come posseduta da un demone attivista – con la scienza aleatoria della pittura, che nel suo caso chiamerei domestica alchimia del segno, del colore, della forma, della visione messi al servizio del piacere, e della necessità, di esprimere stati d’animo nel modo il più possibile diretto o, se si vuole, scevro dall’imbalsamazione dei codici linguistici e delle sovrastrutture culturali propri dei ‘poeti laureati’, per dirla col Montale antidannunziano de I limoni (Nicola Micieli)".

Zavattini è "il pittore delle impressioni istantanee, fuggevoli, quasi sottaciute, velate o celate, espresse a metà: addirittura smentite. C’è una spontanea e connaturata, voluta, ‘puerilità’ nella sua pennellata... Nei suoi invadenti autoritratti intuisci il senso dell’intimo, del non detto, del lasciato indovinare, dell’incompleto e dell’inespresso; e anche del disappunto. Perfino la negazione di essere pittore. Giuoca con le tinte come i ragazzi che scombiccherano lapidi, banchi di scuola, muri, graffitando. Non si è distaccato da quel fascino, che anche per lui è stato forte, che il colore esercita sull’infanzia. Nei suoi ‘improvvisi’ ci sono l’intuito ed il rifiuto, lo stupore e l’impazienza. Si può parlare di ‘tecnica’ per dare un nome a composizioni ad olio, su cartone e cartoncino, su compensato e faesite, su carta giapponese, in una enumerazione infinita di immagini, disseminate nei decenni, dalla voluta incompiutezza. La tecnica nel suo significato fisico, manuale, pare che in lui non esista: è come rompere una noce non con lo schiaccianoci ma con un sasso, bere al fiasco e non al bicchiere, tenersi su i calzoni non con la cinghia ma con lo spago. Il suo gesto, deciso e quasi negligente, approssimativo, rimane pur sempre di una spontaneità abituale, quotidiana, simile a nutrirsi, bere, vestirsi" (Mario Verdone).

 

Zavattini collezionista e promotore del collezionismo

Di Zavattini collezionista la presente mostra documenta "solo" uno degli aspetti più significativi, la Collezione 8x10, appunto. Scriviamo "solo" perché Zavattini non ha unicamente collezionato, se si può dire, per sé. Collezionista innovatore e atipico, Zavattini ha infatti promosso il collezionismo ("ogni casa dovrebbe essere ornata con un bel quadro e con una bella statua"), ha inventato e dato vita a numerose altre raccolte (si veda, per esempio, la Collezione Roma - oggi della B.N.L. - da lui ideata nel 1946), ha contribuito a far conoscere l’arte naïve istituzionalizzandola e organizzando mostre per sdoganarla da etichette riduttive, ha scritto per numerosi artisti... ha progettato una rivoluzionaria Lotteria Nazionale dell’Arte, purtroppo mai realizzata.

 

Un po’ di cinema

L’evento benché incentrato sulla pittura, non poteva trascurare Zavattini autore di cinema. Ed infatti, in parallelo alla mostra, nella Sala Polivalente del Museo saranno proiettati cinque film che hanno segnato la storia del cinema italiano. Il 21 aprile 2002 Mario Verdone alle ore 17,30 terrà una conferenza sul tema "Zavattini maestro di cinema" ad introduzione del film I bambini ci guardano (inizio alle ore 18.00); seguiranno altre quattro proiezioni di film zavattiniani: Bellissima introdotto da Tullio Masoni (venerdì 26 aprile ore 20,30), Il giudizio universale introdotto da Gualtiero De Santi (venerdì 3 maggio ore 20,30), I misteri di Roma introdotto da Virgilio Tosi (venerdì 10 maggio ore 20,30) e La Veritàaaa introdotto da Giacomo Gambetti (venerdì 17 maggio ore 20,30).

 

CATALOGHI

Edizioni Bora Bologna

Zavattini pittore

testi di G. Bargellini, M. Verdone,

Giorgio Di Genova, Nicola Micieli,

antologia di "autopresentazioni" di C.Z.

pagine 144, 54 ill. a colori

 

Zavattini collezionista

testi di G. Bargellini, G. Di Genova, E. Brandani

pagine 128

256 ill. a colori

 

 

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